Bullismo - terza parte

COSA FARE PER PREVENIRE E INTERVENIRE SU BULLI E VITTIME?

ALLENARE L’INTELLIGENZA EMOTIVA

I deficit a livello dell’intelligenza emotiva sono considerati la principale causa scatenante dei comportamenti aggressivi.

Cosa si può fare per sviluppare questo tipo di intelligenza e prevenire la comparsa di queste problematiche? Le competenze emotive si possono allenare ed è un esercizio che abbiamo bisogno di fare continuamente anche perché nella nostra società, sempre più orientata verso le relazioni virtuali, stare in una relazione autentica è sempre più raro. 

I primi allenatori dell’intelligenza emotiva sono i genitori. Allenare le competenze emotive vuol dire esprimere, parlare e confrontarsi sulle nostre emozioni e sui nostri vissuti con le persone di riferimento. Lo sviluppo delle competenze emotive non previene solo i comportamenti aggressivi ma serve anche a sviluppare un tipo di intelligenza molto rilevante nella propria valutazione complessiva di sé, e un’autostima solida e ben fondata aiuta le vittime a reagire in modo costruttivo e disarmante nei confronti del bullo. Serve quindi tanto al potenziale bullo quanto alla potenziale vittima.

Diverse ricerche hanno identificato alcuni fattori familiari che concorrono allo sviluppo di comportamenti aggressivi, i principali sono: la scarsa supervisione dei genitori, il monitoraggio irregolare, la disciplina genitoriale eccessivamente dura, l’incoerenza e la disarmonia tra i genitori, il rifiuto dei genitori e il basso coinvolgimento dei genitori con il bambino. Tutti questi elementi appaiono correlati con problemi di condotta.

Quando è stata l’ultima volta che ti sei seduto con tuo figlio e, guardandolo negli occhi, gli hai chiesto: “come stai?”, “come ti senti”? Ti è mai capitato di piangere davanti a lui? Quando è stata l’ultima volta che tuo figlio ti ha mostrato le sue emozioni?

 

PROMUOVERE IL DIALOGO

Il dialogo è la prima forma di costruzione e mantenimento di una relazione, è fondamentale all’interno di qualunque rapporto e come tale dev’essere coltivato e mantenuto con cura. Anche nella prevenzione e nell’intervento in caso di bullismo il dialogo è di fondamentale importanza per entrare in relazione con i soggetti coinvolti. I genitori sono i primi a poter percepire eventuali segnali e richieste di aiuto più o meno esplicite dei figli, i più comuni sono un improvviso cambio di atteggiamento verso la scuola, trovare del materiale scolastico rotto, la chiusura in sé stessi dei figli, alcuni sintomi fisici tipo mal di stomaco, mal di testa, perdita di appetito e alcuni sintomi psicologici quali ansia, stress e angoscia.

Nell’ottica di prevenire e intervenire il prima possibile su situazioni negative è importante riuscire a costruire con i propri figli un dialogo il più aperto possibile, nel quale si sentano liberi di poter chiedere aiuto e raccontare anche gli episodi negativi (il ruolo della vergogna nelle vittime può essere molto inibitore).

Quanto reputi sincero e profondo il dialogo con tuo figlio? Quando è stata l’ultima volta che hai condiviso con lui un ragionamento o un confronto su un tema di attualità? Quando è stata l’ultima volta che ti ha raccontato una cosa brutta che gli è successa?

 

DARE L’ESEMPIO

Una persona che fa del bullismo non è necessariamente una persona problematica o con una personalità aggressiva, anche le persone più tranquille possono ritrovarsi a “fare il bullo” perché si tratta di un fenomeno di gruppo e le dinamiche di gruppo possono essere molto diverse da quelle individuali. È molto importante che genitori e adulti diano ai figli un esempio coerente con quello che cercano di trasmettere e insegnare. Bambini e ragazzi che assistono a gesti violenti e mancanze di rispetto da parte dei loro adulti di riferimento tenderanno a riconoscere quei comportamenti come corretti e socialmente accettabili. In alcune delicate fasi della vita quali l’adolescenza, l’incoerenza tra quello che i genitori fanno e quello che chiedono ai figli di fare può essere molto problematica.

Quanto spesso ti capita di alzare la voce con tuo figlio? Sei un genitore autorevole o autoritario? Tuo figlio o tua figlia ti ascoltano solo se “usi le maniere forti”? Hai mai visto tuo figlio o tua figlia mettere in atto comportamenti aggressivi, magari nei tuoi confronti? Come hai reagito?

 

LA SCUOLA

Anche la scuola ha un ruolo importante nel creare le condizioni in cui i fenomeni di bullismo trovano terreno fertile: un contesto scolastico negativo nel quale la competitività è molto elevata e le regole non sono chiare, stimola i disturbi e l’aggressività degli allievi. L’insuccesso scolastico è uno dei fattori più frequentemente individuati fra quelli che generano disturbi della condotta e associazione con coetanei “negativi”.

Allo stesso tempo, considerato quanto tempo i ragazzi investono nella scuola, questa è una risorsa fondamentale nel combattere e prevenire questi fenomeni: l’attaccamento alla propria scuola e l’impegno verso di essa risultano essere fattori protettivi rispetto ai comportamenti devianti e la delinquenza.

Tuo figlio ti parla della scuola? Ha problemi di condotta? Ci va volentieri? Conosci i suoi compagni e amici? Conosci i suoi professori? Ti interessi al suo percorso e del suo vissuto al di là del rendimento scolastico?

 

Un intervento psicologico può supportare i genitori nel loro compito di sviluppo rispetto a questi aspetti dell’emotività, può aiutare il “bullo” a mettere in atto esercizi e comportamenti alternativi a quelli disfunzionali e negativi messi in atto fino a quel momento e può servire alle “vittime” per ritrovare sicurezza nei propri mezzi e sviluppare le risorse per far fronte agli episodi di bullismo.

 

Bibliografia

Serino, C., Antonacci, A. (2013). Psicologia sociale del bullismo. Roma, Italia. Carocci Editore.

Goleman, D. (1995). Emotional Intelligence. New York, USA. Bantam Books.

Loeber, R., Hay, D. (1997). Key issues in the development of aggression and violence from childhood to early adulthood. Annual Review of Psychology, 48, 371-410.

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