Piromania

Il termine piromania deriva dal greco “pyros” che significa fuoco e “mania” che significa ossessione. Il termine indica quindi un’intensa ossessione per il fuoco, le fiamme, le sue conseguenze, ma anche per tutto quello che gli è connesso come strumenti per accenderlo, propagarlo o spegnerlo. Si manifesta con l’accensione intenzionale di fuochi e incendi.

Nel DSM-5 la piromania è inserita tra i Disturbi del Controllo degli Impulsi e della Condotta. Per definizione consiste in un bisogno irrefrenabile che spinge la persona ad appiccare deliberatamente ed intenzionalmente incendi perché prova piacere, gratificazione o sollievo quando appicca il fuoco, assiste ai suoi effetti o partecipa ai momenti successivi. Le persone con questo disturbo provano tensione o eccitazione emotiva prima dell’atto, sono interessati, affascinati, incuriositi dal fuoco e da tutti gli elementi che lo riguardano (come attrezzature, conseguenze, usi…). Solitamente sono osservatori abituali degli incendi che scoppiano nelle vicinanze, possono lanciare falsi allarmi e sono spesso attratti dalle forze dell’ordine, dagli equipaggiamenti e dal personale associati alla gestione dell’incendio.

Dal punto di vista clinico è importante definire le situazioni e lo scopo con cui il piromane appicca il fuoco. Per essere diagnosticati come piromani infatti, è necessario escludere gli incendi appiccati per un ritorno economico, quelli legati all’espressione di ideologie o politiche, quelli legati all’occultamento di prove criminali, quelli frutto di vendetta o rabbia, quelli che hanno scopo di migliorare le proprie condizioni (es: legati alle assicurazioni) e quelli legati a deliri o allucinazioni. Il nodo fondamentale è quindi il piacere, l’eccitazione e l’attivazione che la persona prova in relazione all’incendio e alle sue conseguenze. Tali emozioni appagano enormemente la persona, che aspira a viverle senza tenere in considerazione le conseguenze del proprio atto e la gravità del reato commesso. Le conseguenze di un incendio, quali distruzione, annientamento, paura, morte non sono tenute a mente dal piromane, che nell’incendio vede solo gli aspetti positivi per sé stesso: tensione appagata, sollievo; in più essere stato lui a causare l’incendio lo fa sentire il protagonista dello “spettacolo”.

Al momento non esistono dati certi rispetto allo sviluppo e al decorso della piromania. La relazione tra l’accensione di fuochi nell’infanzia e la piromania nell’età adulta non risulta ancora sufficientemente documentata. Nelle persone diagnosticate come piromani gli episodi di appiccamento vanno e vengono con frequenze molto diverse. Anche il decorso naturale è attualmente sconosciuto.

L’accensione di fuochi sembra essere un problema consistente tra ragazzi e adolescenti (oltre il 40% degli arrestati per reati legati al fuoco negli Stati Uniti hanno meno di 18 anni), ma la piromania in infanzia sembra essere molto rara. L’accensione di fuochi in adolescenza tuttavia risulta generalmente associata ad altri disturbi della condotta e della personalità piuttosto che alla piromania vera e propria. Alcune ricerche hanno associato la piromania a una storia precedente di abusi di sostanze, specialmente l’alcool.

L'intervento terapeutico d'elezione al momento è quello cognitivo-comportamentale.

 

 

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