Tratti di personalità e incidenti in moto

Un’interessante studio condotto nel 2019 ha messo in relazione i tratti di personalità e la propensione a mettere in atto comportamenti a rischio in un campione di 153 motociclisti.

I tratti di personalità sono stati studiati secondo il modello neurobiologico attraverso il questionario Temperament and Character Inventory (TCI). Questo modello classifica i tratti di personalità in 4 “temperamenti” e 3 “caratteri”.

I 4 temperamenti sono: 

  • NS – Novelty Seeking: caratterizzato da comportamenti impulsivi, la ricerca e l’esplorazione verso il nuovo e una bassa tolleranza della frustrazione. Chi esprime punteggi alti in questa dimensione tende ad essere espansivo, estroverso ed emotivamente disinibito.
  • HA – Harm Avoidance: caratterizzato da pensieri negativi e pessimistici rispetto agli eventi futuri, paura di ciò che non si conosce, timidezza verso gli sconosciuti. Chi mostra punteggi alti per questo temperamento tende ad evitare situazioni e compiti stressanti.
  • RW – Reward Dependance: chi esprime punteggi alti in questa dimensione tende a dare grande importanza alle relazioni sociali e all’approvazione di chi gli sta intorno.
  • P – Persistance: la tendenza a mantenere la propria modalità di risposta ad uno stimolo anche quando i riscontri sono negativi.

I 3 caratteri sono:

  • SD – Self-directedness: definita come la capacità di adattarsi a situazioni diverse per raggiungere i propri obiettivi personali. Comprende anche la capacità di dedicarsi fino in fondo a questi obiettivi ed assumersene le responsabilità.
  • C – Cooperativeness: la capacità di comprendere ed accettare gli altri, in contrapposizione all’egocentrismo e all’ostilità verso chi è diverso.
  • ST – Self-transcendence: la presenza nella persona di una dimensione spirituale che porta ad accettazione, identificazione e unione spirituale con la natura e la sua origine.

Lo studio, condotto in Brasile, ha somministrato il TCI e ha rilevato la “storia motociclistica” dei partecipanti intesa come eventuali incidenti stradali passati, dinamica e responsabilità con le rispettive conseguenze.

RISULTATI

La dimensione che emerge come maggiormente problematica è la NS. Le persone con punteggi alti in questa dimensione sono più propense a mettere in atto comportamenti a rischio, sembrano meno in grado di regolare i propri impulsi più istintivi. Inoltre tendono ad avere uno stile di guida più pericoloso e hanno più spesso una “storia” di incidenti passati.

Rispetto alla HA, la ricerca ha evidenziato come il campione dei motociclisti in esame è risultato più ottimista e ha mostrato maggiore fiducia in sé stessi nelle situazioni pericolose rispetto al gruppo di controllo di “non motociclisti”.

Un altro risultato sorprendente riguarda la Cooperativeness. I motociclisti in esame hanno espresso punteggi generalmente bassi in questa dimensione se confrontati con la popolazione generale, punteggi che suggeriscono una certa difficoltà nell’accettare il punto di vista e i comportamenti degli altri, un minore livello di empatia e tolleranza, e un atteggiamento over-critico nei confronti degli altri.

CONCLUSIONI

Andare in moto è un attività estremamente gratificante, i motociclisti sono “sensation-seekers” e andare in moto soddisfa quella ricerca di sensazioni forti, di brivido, di rischio. Oltre che gratificante è un attività molto stressante, che richiede grandi capacità di concentrazione anche perché molto pericolosa.

Proprio per queste caratteristiche è un’attività che attira (almeno statisticamente), persone estroverse, disinibite, che cercano sensazioni nuove, che vogliono esplorare; persone che tendono ad essere anche impulsive, decise e (talvolta troppo) ottimiste.

Questi tratti di personalità potrebbero essere correlati ad una maggiore propensione a mettere in atto comportamenti a rischio ed uno stile di guida pericoloso, risulta quindi molto importante esserne consapevoli e cercare di gestirli nel miglior modo possibile.

 

Per ulteriori approfondimenti ecco la ricerca in versione integrale: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6894775/

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