Il disturbo da iperattività e deficit di attenzione

“…un cervello iperattivo e con deficit di attenzione somiglia a un browser con troppi tab attivi”

Pat Noue

È una condizione del neurosviluppo diagnosticata nei bambini con sintomi comportamentali (disattenzione, iperattivismo, impulsività) che non sono coerenti con la loro età.

Che cos’è?

È una condizione per cui un bambino non riesce a stare fermo e a concentrarsi, spesso insorge nei primi 6 anni di età. Gli effetti possono persistere fino all’adolescenza e all’età adulta. La diagnosi è talvolta eseguita molto tardi, quando la persone manifesta problemi all’università, sul lavoro e nei rapporti interpersonali.

I sintomi però non saranno più così chiari come nell’infanzia, il livello di iperattività, infatti, diminuisce negli adulti che comunque palesano difficoltà di concentrazione, impulsività e irrequietezza.

 

IPERATTIVISMO:

  • Difficoltà a stare fermi, seduti: il bambino non riesce a stare fermo nelle situazioni in cui lo si richiede, specie in classe.
  • Agitazione continua: nella posizione seduta o in piedi, possibili contrazioni muscolari degli arti, al torso e alla testa.
  • Mancanza di autocontrollo: il bambino grida e fa rumore durante le normali attività.
  • Scarso senso del pericolo: il bambino potrebbe correre o arrampicarsi in ambienti dove tali azioni non sono né sicure né appropriate.

 

DISATTENZIONE:

  • Problemi di concentrazione: induce il bambino a commettere sbagli ed errori di giudizio. L’irrequietezza associata può provocare infortuni.
  • Goffaggine: il bambino tende a lasciar cadere le cose, inciampare, avere scarso controllo del proprio corpo.
  • Scarse abilità organizzative: la mancanza di concentrazione riduce tali abilità.
  • Tendenza a dimenticare: il bambino perde le cose, è distratto.

 

IMPULSIVITA’:

  • Interruzioni: il bambino interrompe le conversazioni indipendentemente dalla situazione o da chi parla.
  • Incapacità di aspettare: non sa attendere il suo turno, sia nei giochi che nei dialoghi.
  • Loquela eccessiva: cambia discorso spesso oppure si concentra troppo su un argomento.
  • Azioni irriflessive: non intende fare la fila né rimanere al passo col gruppo.

 

Cause:

le prove sulle cause non sono decisive né univoche. Si ritiene che siano in atto diversi fattori combinati. La genetica pare implicata perché il disturbo potrebbe essere ereditario. Altri fattori di rischio includono il parto prematuro, lo scarso peso alla nascita e l’esposizione a pericoli ambientali. Il disturbo appare più comune in chi ha difficoltà di apprendimento. Dal punto di vista statistico il disturbo colpisce il doppio dei maschi rispetto alle femmine.

 

Consigli:

  • Creare abitudini prevedibili per calmare la situazione: date scadenze fisse alle attività quotidiane e mantenetele, assicuratevi che gli orari scolastici e delle attività siano ben definiti. Supportate e stimolate l’organizzazione del bambino.
  • Fissate confini precisi e assicuratevi che il bambino sappia cosa ci si aspetta da lui; elogiate e rinforzate i suoi comportamenti positivi.
  • Fornite istruzioni chiare visive e verbali a seconda delle inclinazioni del bambino.
  • Usate incentivi prevedibili: per esempio una tabella a punti con un premio in caso di buon comportamento.

 

BIBLIOGRAFIA

Beidel, C.D., Bulik, C.M., Stanley, M.A. (2013). Abnormal Psychology. New York, USA. Pearson Education.

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (5th ed.). Washington, DC. APA Books.

Hemmings, J. (2018). Come funziona la psicologia. London, UK. Dorling Kindersley Limited.

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